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Dipendenti pubblici pensione anticipata a 62 anni

Dipendenti pubblici pensione: le conseguenze della riforma PA 2014

La riforma della Pubblica Amministrazione, D.L. 90/2014, prevede un ringiovanimento del settore pubblico. I dipendenti PA infatti potranno andare in pensione a 62 anni con il massimo dei contributi raggiunti. Una novità che vale sia per i dipendenti sia per i dirigenti che, raggiunti gli anni di anzianità contributiva necessari potranno essere anche pensionati d’ufficio.

La riforma ha inoltre abolito il trattenimento in servizio, cancellando la norma che consente di continuare a lavorare a chi supera l’età prevista per il pensionamento. La norma è già in vigore dal 31 agosto 2015 per gli insegnanti e da ottobre per tutte le altre categorie. Fanno eccezione militari e magistrati, per i quali si attiverà il prossimo 31 dicembre.

Spesa pensioni dipendenti pubblici: a gennaio 2015 +0,16%

Niente da fare invece per i 4 mila insegnanti della “Quota 96” per i quali il Governo non è ancora riuscito a trovare i fondi necessari a coprire il loro pensionamento. Ma quali sono gli effetti che ha avuto la riforma dipendenti pubblici pensione sulle casse dello stato?

Stando a quanto reso noto la spesa per le pensioni erogate dall’Inps ai dipendenti pubblici ammonta, al primo gennaio 2015, a una somma complessiva di 65 miliardi di euro per 2.818.300 trattamenti previdenziali. Un aumento dello 0,16% rispetto a quelli registrati il primo gennaio dello scorso anno.

Ovviamente ad un maggior numero di trattamenti pensionistici corrisponde un incremento della spesa complessiva dipendenti pubblici pensione, che infatti nel 2015 è salita dello 0,75%. Questo è quanto emerso dai dati dell’Osservatorio della Gestione Dipendenti Pubblici dell’Inps, pubblicato lo scorso 15 maggio.

Calcolo pensione: i dipendenti pubblici costano sempre di più

Al 1° gennaio 2015, in media l’assegno pensionistico mensile dei dipendenti pubblici è stato di 1.772,9 euro lordi, 10 euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno. L’importo medio del trattamento, spiega l’Istituto, è di 2.175,1 euro per gli uomini contro i 1.486 euro delle donne. Le lavoratrici rappresentano il 58,4% del totale dei pensionati pubblici, ma percepiscono in media un assegno pari al 68,3% di quello degli uomini.

Controllando i dati per singole casse previdenziali, è evidente che il maggior numero di trattamenti pensionistici,1.677.746, è a carico della Cassa Trattamenti Pensionistici Dipendenti Statali.

Seguono le pensioni erogate dalla Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali, 1.054.013, e quelle della Cassa Sanitari con 68.540 trattamenti complessivi. Chiudono la fila la Cassa Pensioni Insegnanti e la Cassa Pensioni Ufficiali Giudiziari rispettivamente con 15.095 e 2.906 trattamenti pensionistici erogati.

La spesa per le nuove pensioni liquidate è stata di 2,5 miliardi, pari al 4% della spesa totale. L’importo medio delle pensioni dipendenti pubblici liquidate nel scorso del 2014 è stato invece di 1.872,8 euro, ben il 6% in più rispetto all’importo medio relativo al complesso delle pensioni vigenti.

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